Appunti per dei twit su #votocampagnaelettorale

Ha vissuto della rendita dell #primarie @pbersani ed ha fatto una campagna senza capo ne coda affidato ad un partito che lo ha fatto girare a vuoto #votocampagnaelettorale 6=

Comunque @pbersani vince se il #PD avrà come prima cifra il 3 altrimenti la vedo nera per lui e grigissima per l’Italia

Ha puntato sulla novità della sua presenza #Ingroia e sulla debolezza comunicativa della sinistra in campo appello ai giustiziasti di ogni latitudine #votocampagnaelettorale 6,5

Il povero @nichivendola ha perso il momento d’oro di due anni fa, ha provato a ritrovare visibilità con le #primarie ma è sempre stato in affanno #votocampagnaelettorale 4

Un drago, @beppegrillo ha fatto la campagna che avrebbe voluto fare #Veltroni nel 2008, perfetto nella gestione delle tv un nulla di successo #votocampagnaelettorale 10

Io credo che @beppegrillo sia in corsa per il secondo posto, forse non ci riuscirà, ma avesse il 2 davanti per l’Italia ci sarebbe un problemone

Con #berlusconi parliamo di un’altra categoria. Un uomo contro tutti e tutto Si è caricato sulle spalle il destino di quella sigla vuota che è il #PDL #votocampagnaelettorale 9

Credo che #berlusconi arriverà secondo, con il 2 davanti sarà un successo clamoroso, si diverte troppo in campagna elettorale per togliercelo del tutto dai piedi

Il tecnico alla prova del politica mostra tutti i suoi limiti, @SenatoreMonti fuori luogo, fuori tempo, fuori soggetto #votocampagnaelettorale 5

Mauro Scrobogna

La foto che ha scattato Mauro Scrobogna alla fine dell’intervista di Giovanni Floris a Silvio Berlusconi, ieri sera a Ballarò farà epoca. E’ l’immagine della debolezza di un signore che ha fatto il suo tempo e che ha trovato davanti a se un giornalista capace di entrare nel merito dei problemi, di smascherare i buff e di cercare di capire davvero cosa sta dietro le promesse elettorali. Il punto sta proprio qui: questa campagna elettorale è stata tenuta fuori dalla realtà e il “dibattito politico” si è avviluppato attorno ad un solo tema: quello dell’IMU e delle politiche fiscali. PD e Sel in qualche modo hanno cercato di parlare di lavoro, ma evocandolo come problema, senza avere una proposta forte da mettere al centro dell’attenzione. Ancora una volta – come succede da 19 anni a questa parte – tutto il circo mediatico si è fatto incantare dalle presunte capacità maieutiche del Presidente di Mediaset e, per comodità, per convenzione, per pigrizia, per mancanza di professionalità, per fare cassetta (o audience) ai giornalisti è andata bene così. Alla fine il prodotto Berlusconi vende bene e il resto è un “buco nero” che spesso non tiene. Ma siamo alla fine. Lo dice lo stesso Mr B. e la pagina del libro della nostra storia che non si vuole girare ormai l’abbiamo riletta in ogni suo carattere e, vada come vada, questo è l’ultimo voto del secolo scorso. Il vecchio cerca di resistere al nuovo con tutti i mezzi. Anche con un pugno. Ma è un pugno stanco e non andrà a segno.

Sondaggio Vintage

Sondaggio vintage di Tecnè: la DC otterrebbe il 35,2% dei consensi, il PCI il 24%, il PSI il 19%, l’MSI il 7%, il PLI il 5,8%, il PSDI il 3,7%, il PRI il 2,5% (Profilo FB di Franco Grillini)

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Solo ad un vecchio comunista come Carlo Buttaroni poteva venire in mente di fare un gioco come questo. Ma la verità, purtroppo è questa: in Italia non si sposta nulla. E’ dal 1948 che gli equilibri sono questi con la differenza che è fatta da quelli che non vanno a votare. Ci sono stati dei tentativi (più o meno razionali e convinti) di rimescolare le carte. Chi è stato convincente per gli elettori è stato il Berlusconi del 1994 che è riuscito a mettere insieme i voti di PSI e DC (e un po’ di altro minutaglia), ma poi tutto è rientrato nei tradizionali alvei. L’idea che aveva più il suo staff che D’Alema era quella di aggregare gli innovatori, i riformisti che stavano dentro ai due schieramenti più importanti: PDS e Forza Italia. Ma alla fine non c’è mai stata una manifestazione politica vera di questo progetto: D’Alema era troppo comunista per poterci provare davvero. Il programma di Matteo Renzi ha provato a scardinare il corpaccione democratico, ma è ancora presto: seve ancora un giro di walzer… Forse.

Un 6X3 Per Youtube

I buoni inni non sono belle canzoni, quando lo sono stati si è trattato di incidenti (Mi fido di te aveva portato bene a Walter Veltroni a Roma per il suo secondo mandato da sindaco e per scaramanzia se l’è portato dietro nella maratona elettorale del 2008, ma è un’eccezione). Francamente La Canzone Popolare dell’Ulivo (scelta a suo tempo da Gianni Cuperlo) non era il massimo nella capacità di trascinare le masse, anche se a forza di ascoltarla ci ha un pochino scaldato. Vedremo che effetto farà Inno di Gianna Nannini, appena adottato da Bersani. Il Post ha fatto una rassegna minima che dimostra che il genio politico italiaco è avanti anche in questo campo… Ma un capitolo particolare dovrebbe essere dedicato a quelli adottati da Silvio Berlusconi. I testi, in qualche caso composti direttamente da lui, come nel caso del primo inno di Forza Italia, insieme alla musica da jingle pubblicitario sono stati una parte importante nell’apparato promozionale del leader – imprenditore televisivo. L’ultimo inno del PDL, poi, è un vero e proprio manifesto politico e ideologico. E’ su youtube l’equivalente dei 6X3 con cui aveva tappezzato l’Italia nel 2001, le strofe sono il tantra delle idee del berlusconismo maturo. Per i più curiosi i testi sono la sintesi dei comizi che Berlusconi non farà e sono frasi buone da usare al bar. C’è poi l’aspetto cromatico, come mi twitta @cpetruccioli dei NO sullo sfondo rosso, ma qui siamo alla raffinatezza assoluta dell’osservatore esperto. Sono curioso di vedere quale operazione di marketing virale saranno in grado di mettere in piedi i guru berlusconiani della rete.