Pechino 25 anni dopo

Non starò ad ammorbare il lettore di questa pagina (che così raramente curo con l’attenzione che vorrei) ed è per questo che preferisco fare parlare le immagini. Con questo post vorrei cercare di dare una risposta alla domanda “Che cos’è il cambiamento?”

Nell’agosto del 1991 con Anna, Marco e Raffaele andai a Pechino. Non era una meta a cui – parlo per me – avevamo pensato con particolare pathos, capitò quasi per caso. Fu un viaggio molto bello, intenso e che ha riempito la testa di pensieri, immagini e colori. Sembrava già uno straordinario risultato vedere che oltre un miliardo di persone potesse mangiare ogni giorno. Soprattutto nelle campagne si viveva come immagino si vivesse nell’800 nella pianura padana. Da qualche anno avevo cominciato a fotografare (maluccio, ma con una certa assiduità). Il digitale mi ha permesso di andare a ripescare un po’ di scatti che avevo fatto in quel viaggio tanto che oggi posso confrontarli con quelli che ho realizzato nei giorni scorsi in un altro viaggio a Pechino.

Come si vedrà non ci sono paragoni possibili: Pechino di oggi sembra in un pianeta diverso rispetto alla città che abbiamo visto 25 anni fa (anche se i monumenti storici, ovviamente, sono uguali). Mi fa addirittura più impressione confrontare questi scatti piuttosto che la sensazione fisica che ho avuto andando in giro per la capitale cinese in questi giorni. E’ impossibile confrontare esattamente quei luoghi… ma ciò che mi interessa mettere “a fuoco” è come un tempo lungo, ma non immenso, abbia portato radicali trasformazioni.

La Cina è un paese difficile, ma anche il mercato più grande del pianeta. Nonostante l’Italia sia considerata sempre con simpatia si fa fatica a vedere un vero impegno a cooperare e soprattutto a trovare le forme per entrare in questo grande contenitore di opportunità, noi non investiamo con intelligenza. Si narra di una battuta che ebbe a fare Cesare Romiti quando guidava la Fiat: “Non possiamo investire in Cina: questi vanno in giro in bicicletta…” Ecco: quelli che 25 anni fa riempivano piazza Teinanmen con le loro due ruote tenute insieme da un po’ di filo di ferro oggi riempiono le strade a 12 corsie della capitale cinese con auto di minimo 2000 di cilindrata… E Romiti è il Presidente della Fondazione Italia Cina… Insomma, magari c’è un po’ di leggenda attorno alla battuta, ma di certo noi – a differenza di tedeschi e francesi – non abbiamo scommesso sulla crescita della Cina ed ora stiamo lì, alla finestra, guardando a bocca aperta la crescita di questo paese.

Certo la crescita ha coinciso con una violenza sul territorio e con uno sfruttamento senza precedenti delle risorse naturali di cui quel paese dispone. Gli obiettivi che il Partito dava alle diverse regioni ha realizzato delle condizioni di vita in certi casi mostruose. La ricchezza è cresciuta con un livello di corruzione significativo (anche se su questo le pene sono sempre più che esemplari). Ma in questi anni, non con lentezza, stanno sorgendo grattacieli costruiti con criteri di ecosostenibilità, cominciano a vedersi negozi con prodotti biologici, la cura della salute sta diventando una nuova frontiera della Cina e sappiamo che quando si mettono in testa una cosa… raramente non raggiungono gli obiettivi che si prefiggono.

Per approfondire suggerisco la lettura del saggio che Giuseppe Rao ha scritto per Eclettismi un po’ di tempo fa, ma che mi pare ancora molto aggiornato…

 

 

 

The start up nation

“In un paese di meno di 8 milioni di abitanti ci sono più start up della somma quelle che hanno sede in Canada, Regno Unito, Francia, Cina, Germania, India e Giappone. Il numero per abitante è di molto superiore a quello degli Stati Uniti e Israele è in seconda posizione per numero di società quotate al Nasdaq”. (Smart – inchiesta sulle reti di Martel Frédéric) La mappa di Israele proposta da mappedinisrael.com è abbastanza impressionante.

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Monte dei Paschi di Siena

Dice Fassina: “Grazie alle scelte coraggiose compiute dal sindaco uscente Franco Ceccuzzi, che ha affidato a manager indipendenti e capaci come Fabrizio Viola e Alessandro Profumo la guida dell’istituto, penso che il piano industriale sia in grado di far uscire Mps dalla sua crisi”. (Il Foglio)

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E’ stucchevole l’atteggiamento di taluni esponenti del PD – non è il caso di Stefano Fassina – che nei momenti positivi ostentano, ammiccano, esaltano i loro buoni rapporti con il mondo economico, con gli imprenditori, con le banche e un minuto dopo un disastro prendono le distanze, sottolineano l’autonomia della politica, diventano accusatori, non sanno. E’ un retaggio malato dell’arcaica doppiezza togliattiana che è dura a morire.

E’ del tutto evidente che ci siano un paio di gradi di separazione tra il Monte dei Paschi di Siena e il PD: il Comune di Siena designa i vertici della Fondazione che detiene quasi il 40% della proprietà della banca. Come è noto Siena è una roccaforte democratica e in tanti anni sono molte di più le cose buone che sono state fatte rispetto agli errori e alle schifezze, che invece questa volta sono sotto gli occhi di tutti. Ora, Bersani dice che c’è stato un localismo miope che ha cercato di dare risposte all’evoluzione del mercato. Io credo abbia ragione. Ma non può neppure fare finta di ignorare cosa c’è di radicato nel senso comune degli italiani: la presenza di una sorta di “collateralismo” (anche sempre più teorico) di una parte dell’economia italiana con il PD. Hai voglia di dire le coop sono autonome, che noi non c’entriamo con MPS. Il discorso è simmetrico a quello che si fa a proposito dei rapporti tra democratici e CGIL. Ora io non credo che questa ambiguità possa essere sciolta rapidamente, è un legame identitario e non è possibile fare cesure traumatiche. Ma è davvero insopportabile vedere in televisione deputati o candidati al parlamento che fanno come le tre scimmiette. Non è dignitoso. Non è onesto. Se come è giusto si deve guardare la gente negli occhi è necessario non essere ipocriti anche su cose che danno fastidio e ammettere qualche errore. Alla fine la coerenza è la strada migliore per avere la fiducia di chi va a votare.

La politica in questi anni è stata debole ed a rimorchio di manager che apparivano migliori di quello che poi sono risultati essere veramente. Troppi si sono fidati a scatola chiusa, salvo poi trovare che sotto il tappeto non c’è solo un  po’ di polvere, ma degli scheletri ammuffiti…