La Pazza Gioia

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La Pazza Gioia non è un film facile.
Non era facile realizzarlo e non è facile per lo spettatore che si deve immergere in una dimensione parallela, che inevitabilmente genera inquietudine.
La Pazza Gioia è una straordinaria prova di attrici.
Valeria Bruni Tedeschi è magnifica e mantiene il suo ruolo in modo eccellente riuscendo anche a esaltare tutte le sfumature della sua deriva di ricca fuori di testa. Le darei un 8 e mezzo.
Micaela Ramazzotti interpreta la sua bipolare Donatella in da attrice matura e con qualità di cui non la credevo capace: incarnando – anche fisicamente –  una drop out di cui si conserverà memoria per molto tempo. Merita 9.
Complessivamente il viaggio di Paolo Virzì nel mondo del disagio mentale è un po’ troppo bucolico, ma la sua mano di regista è sempre molto convincente e leggera anche in situazione davvero al limite. In sostanza in un orizzonte della produzione italiana di fiction dove prevalgono le tinte fosche, dove si premia l’estetica di Gomorra e di Jeeg Robot un film come La Pazza Gioia che scommette sul sole per illuminare i lati oscuri della nostra vita e dei margini della nostra società appare dolcemente anacronistico, come la citazione di Thelma e Louise.
Insomma sufficienza piena.

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