Poi una volta (4)

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Poi una volta io e Rudi eravamo su una R4 bianca – che da quelle parti chiamavano lo Scorpione del Deserto – in una strada del Sud del Marocco, mi pare di ricordare che volessimo arrivare a Touradant (un posto bellissimo di rocce rosse, sole e soprattutto di meravigliose ombre). Incontrammo questo signore che da chissà quanto tempo stava lì ad aspettare che qualcuno si fermasse. Non capimmo neppure dove dovesse andare: salì in macchina e con la mano faceva il segno di andare. Non lo sentimmo neppure respirare e ad un certo punto con un verso strano disse una cosa che interpretai come STOP. Scese con i suoi sacchi e le sue cose e lentamente si allontanò.

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Dalemiani anonimi

Non conosco Ilda Curti, ma mi dispiace. Per scrivere un post così è per me irresistibile:

“Ciao, mi chiamo Ilda. Sono 15 anni che ho smesso di essere dalemiana. Quando mi viene la tentazione di pensare “beh, però è il più intelligente” mi ritrovo con il mio gruppo di dalemiani-anonimi e ci diamo forza a vicenda. Cantiamo in coro “patto della crostata”, ci teniamo per mano recitando Bicamerale e riacquistiamo serenità. Si può uscirne, vi assicuro. Dopo, ci si sente più forti ‪#‎dalemiani_anonimi‬ ‪#‎numeroVerde‬

Per quando mi chiederò che cosa succedeva in quei giorni annoto il link dell’intervista di Cazzullo a D’Alema di ritorno dall’Iran

Pechino 25 anni dopo

Non starò ad ammorbare il lettore di questa pagina (che così raramente curo con l’attenzione che vorrei) ed è per questo che preferisco fare parlare le immagini. Con questo post vorrei cercare di dare una risposta alla domanda “Che cos’è il cambiamento?”

Nell’agosto del 1991 con Anna, Marco e Raffaele andai a Pechino. Non era una meta a cui – parlo per me – avevamo pensato con particolare pathos, capitò quasi per caso. Fu un viaggio molto bello, intenso e che ha riempito la testa di pensieri, immagini e colori. Sembrava già uno straordinario risultato vedere che oltre un miliardo di persone potesse mangiare ogni giorno. Soprattutto nelle campagne si viveva come immagino si vivesse nell’800 nella pianura padana. Da qualche anno avevo cominciato a fotografare (maluccio, ma con una certa assiduità). Il digitale mi ha permesso di andare a ripescare un po’ di scatti che avevo fatto in quel viaggio tanto che oggi posso confrontarli con quelli che ho realizzato nei giorni scorsi in un altro viaggio a Pechino.

Come si vedrà non ci sono paragoni possibili: Pechino di oggi sembra in un pianeta diverso rispetto alla città che abbiamo visto 25 anni fa (anche se i monumenti storici, ovviamente, sono uguali). Mi fa addirittura più impressione confrontare questi scatti piuttosto che la sensazione fisica che ho avuto andando in giro per la capitale cinese in questi giorni. E’ impossibile confrontare esattamente quei luoghi… ma ciò che mi interessa mettere “a fuoco” è come un tempo lungo, ma non immenso, abbia portato radicali trasformazioni.

La Cina è un paese difficile, ma anche il mercato più grande del pianeta. Nonostante l’Italia sia considerata sempre con simpatia si fa fatica a vedere un vero impegno a cooperare e soprattutto a trovare le forme per entrare in questo grande contenitore di opportunità, noi non investiamo con intelligenza. Si narra di una battuta che ebbe a fare Cesare Romiti quando guidava la Fiat: “Non possiamo investire in Cina: questi vanno in giro in bicicletta…” Ecco: quelli che 25 anni fa riempivano piazza Teinanmen con le loro due ruote tenute insieme da un po’ di filo di ferro oggi riempiono le strade a 12 corsie della capitale cinese con auto di minimo 2000 di cilindrata… E Romiti è il Presidente della Fondazione Italia Cina… Insomma, magari c’è un po’ di leggenda attorno alla battuta, ma di certo noi – a differenza di tedeschi e francesi – non abbiamo scommesso sulla crescita della Cina ed ora stiamo lì, alla finestra, guardando a bocca aperta la crescita di questo paese.

Certo la crescita ha coinciso con una violenza sul territorio e con uno sfruttamento senza precedenti delle risorse naturali di cui quel paese dispone. Gli obiettivi che il Partito dava alle diverse regioni ha realizzato delle condizioni di vita in certi casi mostruose. La ricchezza è cresciuta con un livello di corruzione significativo (anche se su questo le pene sono sempre più che esemplari). Ma in questi anni, non con lentezza, stanno sorgendo grattacieli costruiti con criteri di ecosostenibilità, cominciano a vedersi negozi con prodotti biologici, la cura della salute sta diventando una nuova frontiera della Cina e sappiamo che quando si mettono in testa una cosa… raramente non raggiungono gli obiettivi che si prefiggono.

Per approfondire suggerisco la lettura del saggio che Giuseppe Rao ha scritto per Eclettismi un po’ di tempo fa, ma che mi pare ancora molto aggiornato…

 

 

 

Per le strade di Pechino

Una città con un territorio che si estende su una superficie paragonabile a quella del Lazio dove abitano circa 23 milioni di persone. Cosa si può aggiungere a questi due numeri per spiegare che cosa resta di un viaggio nella capitale della Cina moderna? Ci sarebbe molto da dire – forse con calma lo farò – ma ora, oltre a pubblicare qualche fotografia, ho solo un’impressione da raccontare: arrivato a Roma ho avuto la stessa sensazione di quando raggiungo un paese di campagna… compreso il traffico. Tutto mi sembrava leggerissimo: solo le buche sono più grandi e numerose qui, rispetto alla “Capitale del Nord”.