Il gattino peruviano e il gattone siamese

Nelle more del quarantennale della scomparsa di PPP riemergono degli elementi che ricordavo poco o che non conoscevo affatto. Ad esempio l’incontro tra Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini raccontato dal maestro riminese in una conversazione del 1992 con Goffredo Fofi (contenuta in L’arte della visione, Donzelli – 2009 ).

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In lui tutto era vissuto in un modo più forte, disperato. Soffrendo e leccandosi le ferite. Certo, di questo, rappresenta l’esempio più pertinente, più eroico e più tragico.

Io ho avuto un’enorme simpatia per Pasolini. Lessi Ragazzi di vita, e fu un innamoramento totale. Lo cercai, e lui arrivò da Canova con il suo passetto elastico, intimidito, con gli occhiali neri, e mi fu subito simpatico, lo sentii come una sorta di fratellino, tenero, delicato e monello, sassaiolo, di quelli che fanno a sassate a fiume. Lo invitai a collaborare a Le notti di Cabiria, riferendogli il soggetto.

Accettò la proposta di collaborazione con entusiasmo, una qualità che me lo rese subito familiare. Era un uomo generoso, immediato.

Diventammo amici. Facevamo scorribande notturne in quei quartieri tetri che lui conosceva e io no, Tiburtino III, Primavalle, Prima Porta… dove lui era conosciutissimo. Appena arrivava c’era un correre di piccole ombre, si apriva qualche finestra, “C’è Pier Paolo”, “è Pier Pa’…”

Analogo calore e ammirazione viene anche nella testimonianza di Pasolini… E’ un racconto che viene citato in molti libri: citerò per affinità generazionale quello di Steve Della Casa, Italiana. Il cinema attraversa l’Italia-The cinema explores Italy,  Electa, 2005.

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Ricorderò sempre la mattinata in cui ho conosciuto Fellini: mattinata “favolosa” secondo la sua “punta” linguistica più frequente.

Fellini guidava la macchina magicamente come tirandola e tenendola sospesa con un filo. Una mano, dunque, appoggiata al volante della macchina, materna come una tardona e concentrata come un alchimista, con l’altra Fellini si girava e rigirava i capelli, usando il solo indice come tornio o fuso. Mi raccontava, trascinandomi in quella campagna perduta in un miele di suprema dolcezza stagionale, la trama delle Notti di Cabiria. Io, gattino peruviano accanto al gattone siamese.

La realtà di Fellini è un mondo misterioso – o orrendamente nemico, o perdutamente dolce – e l’uomo di Fellini è una creatura altrettanto misteriosa che vive in balia di quell’orrore e di quella dolcezza.

Fellini è una savana piena di sabbie mobili, per penetrare nella quale necessita o la guida nera della malafede o l’esploratore bianco della razionalità: ma poi né l’uno né l’altro basterebbero, e il territorio resterebbe inesplorato se Fellini stesso non mandasse, distrattamente, e come per caso, a guidarti un uccellino magico, un grillo sapiente, una pascoliana farfalla…

Fellini prende comunque dai suoi collaboratori quello che deve prendere: che lo capiscano o non lo capiscano. Tu parli, scrivi, ti entusiasmi: lui ci si diverte, e silenziosamente pesca nel fondo”.

Le citazioni sono condensata nel profilo Facebook “Pier Paolo Pasolini – Eretico & Corsaro” da qui viene anche la foto dei due premiati.

Non male questa piccola presentazione Prezi di  Emma van Sloten

 

 

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