Calcutta

Lo diceva tua madre non andare su Youporn.
Mi annoiavo alle feste,
mi annoiavo alle cene
e alla fine ho pensato che il sorriso è una paresi se vedi bene.
 * * *
Non ho molto da aggiungere a questa recensione del prossimo disco, in uscita a Novembre, di Calcutta. Non mi ha colpito dal punto di vista “teorico”. Mi ha colpito, invece, il suo essere in sintonia con questo tempo.
I testi di questo ragazzo mi sembrano davvero una delle poche “cose nuove” che ho visto in giro in questi mesi. In realtà il merito di questa scoperta è di Giorgio Cappozzo che è stato assai colpito da questo video, che in effetti è notevole.
Cosa mi manchi a fare” mi piace un sacco, anche l’idea del video.
Su OndaRock leggo: “Prendete il caso di Edoardo Calcutta: una chitarra suonata in maniera elementare, in alcuni passaggi quasi fuori metrica, l’incedere incerto e caracollante di un cantato trascinato e svogliato, strofe che paiono figlie di un liceale confuso e distratto, costruzioni che sembrano stare in piedi a fatica. Ma alla fine questo approccio “insicuro” lascia il segno, trasformando le apparenti debolezze in virtù, in veri e propri punti di forza, in caratteristiche fondamentali per interpretare una forma di cantautorato sghembo, sgangherato“.
Insomma l’indolenza che diventa arte… altro che “La Grande Bellezza”…
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